epa03702263 Daniel Grap, Director of Google Maps demonstrates Navigation on an Android devices during the keynote at the Google I/O developers conference at Moscone West Convention Center in San Francisco, California, USA, 15 May 2013.  EPA/JOHN G. MABANGLO

Google ricorda dove abbiamo parcheggiato

Aggiornamento delle Mappe, dirà anche quando scade parchimetro

(ANSA) – ROMA, 22 MAR – Google viene incontro agli automobilisti distratti. Nell’aggiornamento delle Mappe, in fase beta e quindi non ancora definitiva, Big G ha infatti introdotto alcune funzioni per chi non ha molta memoria. La app potrà ricordarci, e farci vedere sulla cartina, dove abbiamo parcheggiato l’auto. Potrà anche tenere il conto dei minuti di sosta, avvisando quando sta per scadere il biglietto del parchimetro.
Le novità sul posteggio, scovate da alcun siti web statunitensi, richiedono di essere attivate manualmente e permettono di aggiungere una nota o una foto alla sosta, utile per indicare a quale piano e in quale fila di un grande parcheggio abbiamo lasciato l’auto.
Tra le altre funzioni incluse nella nuova versione di Mappe ci sono le informazioni sul meteo, visualizzate quando si imposta il navigatore. L’aggiornamento include inoltre una nuova schermata per Android Auto, che una volta arrivati a destinazione mostra tempo, chilometri e velocità media di percorrenza.(ANSA).

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La tastiera di Google tradurrà testi in tempo reale

Google è al lavoro per nuove funzionalità sulla versione Android della sua tastiera Gboard, su tutte l’integrazione di Google Translate che tradurrà ogni testo che digiterete nella lingua che desiderate, in tempo reale. Un ulteriore miglioramento rispetto all’attuale traduzione solo una volta conclusa la scrittura. In più potrete incollare un testo copiato da qualche altra applicazione del telefono. Non è ancora chiaro per quali e quante lingue questa possibilità sarà già da subito disponibile, ma sicuramente è un ulteriore passo in avanti nella strategia di comunicazione globale, senza ostacoli linguistici, portata avanti da Google, e non solo.

Tra le altre novità di Gboard anche una migliorata funzionalità di scrittura dietro dettatura vocale, ottimizzata per rendere più lineare il passaggio dalla voce alla digitazione, oltre a nuovi temi e la consueta infornata di emoji e GIF varie. Con una certa liricità Google annuncia che ora supporta la condivisione di GIF in applicazioni di messaggistica di terze parti, come Facebook, Messenger o Snapchat.

Fonte: comingsoon.it

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L’algoritmo di Google ricostruisce le foto pixellate come in Blade Runner

Due reti neurali riescono a trasformare delle macchie di colore in immagini, riproducendo i dettagli mancanti: ma sono davvero uguali a quelli originali?

Google emula «Blade Runner». Grazie all’intelligenza artificiale, ora Big G è in grado di ricostruire le foto e migliorarne la risoluzione: immagini pixelate e irriconoscibili diventano vere e proprie foto come accadeva nella celebre pellicola di Ridley Scott. Tutti ricorderanno la scena di cui ci riferiamo. Il poliziotto Rick Deckard è seduto di fronte a un monitor e, grazie ai comandi vocali, analizza un’immagine realizzando continui ingrandimenti che gli consentono di vedere dettagli indistinguibili a occhio nudo. Il programma realizzato da Google Brain, il dipartimento dell’azienda specializzato in intelligenza artificiale, fa lo stesso. Grazie a due reti neurali, una combinazione di hardware e software che imita il cervello umano, l’algoritmo trasforma una foto di soli 8×8 pixel in un’immagine leggibile. La foto, prima di essere lavorata ci appare solo una macchia di colore. Immaginiamo un volto e ora proviamo a suddividerlo in un reticolato di soli otto quadratini in larghezza per otto in larghezza. È un pastrocchio. Ed è proprio qui che entra in gioco l’algoritmo.

Come funziona

La prima rete neurale confronta l’immagine colma di quadratini con altre immagini ad alta risoluzione. Riduce poi le seconde a dei reticolati di otto per otto e mappa i diversi quadratini cercando di rilevare le somiglianze. Vede, semplificando, se in quel pixel c’è occhio o una guancia, una mattonella o una strada. Fatti i debiti raffronti ecco intervenire la seconda rete che aggiunge dei pixel all’immagine rendendola più leggibile. È questa la trovata: la rete neurale è in grado di distinguere ciò che vede e aggiunge dettagli seguendo una linea logica. Ci imita. Se in un pixel distingue un occhio fa in modo che aggiungendo dettagli si veda la pupilla, se vede un labbro fa apparire i denti. Il risultato è un file di 32 per 32 pixel: è ancora molto carente come risoluzione ma già consente di distinguere se il soggetto ritratto nella macchia di colore è un uomo o una donna, il colore della pelle e degli occhi e perfino l’espressione.

Più dettagli (ma sono veri?)

Alla fine i risultati di entrambe le reti vengono uniti tra loro ed ecco la fine di questo lungo e complicato processo: la foto finale appare ancora pixelata ma ha molti dettagli in più. Il viso celato dietro la macchia di colore ora è distinguibile, possiamo dire senza dubbio se si stratta di un nostro parente o di un divo famoso. Google stessa ha provato la tecnica portando come giudici degli umani e la maggior parte di loro non ha saputo distinguere l’immagine prodotta dall’algoritmo con quella reale nonostante la prima sia del tutto irreale. Va sottolineato infatti che è la rete neurale a produrre l’immagine: è frutto di un suo processo. Nella realtà l’immagine di partenza è e rimane una macchia di colore.

Il futuro utilizzo nella sicurezza

A questo punto è facile immaginare dove porterà la nuova tecnologia. Il collegamento più immediato è con la sicurezza. Un algoritmo del genere potrà ricostruire le immagini estrapolate dalle telecamere di sicurezza nel caso di un crimine. Basterà dargli in pasto un fotogramma del filmato e, per quanto sgranato, la macchina potrà identificare il criminale. Ovviamente si sta parlando del futuro e non sono pochi i dubbi a livello legale: l’immagine rimane comunque un artefatto dell’intelligenza artificiale e la giurisprudenza dovrà lavorare parecchio per trasformare il prodotto di una macchina in un elemento probatorio. «Blade Runner», insomma, è ancora lontano ma ci stiamo avvicinando.

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Cosa mi metto stasera? La risposta la dà Google

La casa di Mountain View al lavoro con il marchio online Ivyrevel per realizzare un’app che consigli e disegni l’abito adatto per ogni occasione.

Un giorno le donne non avranno più dubbi su cosa indossare per andare al lavoro, uscire a cena o per una passeggiata in centro il sabato pomeriggio. Google sta lavorando a un’applicazione per consigliare il vestito più adatto a ogni circostanza. Un progetto che la casa di Mountain View sta realizzando con il marchio svedese Ivyrevel.

 

Ivyrevel è un marchio femminile che esiste soltanto online ed è finanziato dalla ben più nota H&M, oltre che da Paypal. La particolarità di questo marchio è l’utilizzo di un algoritmo per intercettare i gusti e le tendenze delle sue clienti ed offrire i prodotti più vicini alle loro preferenze del momento. Un meccanismo che con la collaborazione di Google potrebbe perfezionarsi ancora.

Il colosso californiano infatti punta a utilizzare, anche nel campo della moda, le nuove Awareness API. Si tratta di un sistema in grado di collezionare e mettere insieme tutta una serie di dati raccolti attraverso lo smartphone, luogo in cui ci si trova, ora, attività, spostamenti e meteo: tutte informazioni che Ivyrevel utilizza per offrire alla persona l’abito più adatto in ogni occasione.

Un vestito prima disegnato virtualmente ma che poi diventerà anche acquistabile online tramite l’applicazione. Questa al momento è ancora in fase di test, ma entro la fine dell’anno Ivyrevel punta a mettere l’app a disposizione di tutte le donne. Sempre che desiderino condividere con l’azienda queste informazioni sul loro stile di vita.

Fonte: La Stampa

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Google lancia Future Viewing, mostra di opere in realtà virtuale su cybersecurity

Google lancia Future Viewing, la prima mostra temporanea di opere in realtà virtuale sul tema della sicurezza online. Il percorso espositivo, spiega il gigante del web, è formato da 10 opere realizzate con Tilt Brush, la app Google che permette di dipingere in 3D. Attraverso un visore Google Cardboard, i visitatori avranno la possibilità di accedere, gratuitamente, alla mostra e passeggiare virtualmente tra le opere.

L’appuntamento è dal 3 al 5 marzo in via Vincenzo Capelli a Milano, ad un passo da Piazza Gae Aulenti, e “tutti sono benvenuti a dare vita alla propria creatività con Tilt Brush e realizzare un’opera che rappresenti la sicurezza online e le migliori creazioni saranno esposte” sottolinea Google. Le opere di Future Viewing sono state realizzate da una selezione di artisti emergenti, nel corso del progetto “Vivi Internet al sicuro”, realizzato da Google insieme alla Polizia Postale e delle Comunicazioni e Altroconsumo per sensibilizzare e formare gli Italiani all’utilizzo di strumenti per la tutela della sicurezza sul web.

“Abbiamo percorso oltre 2.600 chilometri con il nostro bus, incontrando insieme ai partner migliaia di persone in cinque città italiane – Milano, Cagliari, Napoli, Bologna e Roma – dove abbiamo effettuato oltre 4.000 controlli di sicurezza degli account Google” ricorda Vincenzo Riili, direttore marketing di Google in Italia. “Oggi con Future Viewing, -aggiunge il manager di Google- torniamo a ricordare agli italiani quanto sia importante dedicare anche pochi minuti alla verifica delle proprie impostazioni di privacy e sicurezza”.

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Ecco come scaricare i video 360° e 4K da YouTube e Facebook

LUCA SCARCELLA
I video 360° sono il presente e il futuro dei contenuti audiovisivi sui social network. La prima piattaforma a lanciarli fu YouTube, seguita da Facebook e infine Twitter. Ma se volessimo guardare un video 360° offline, come potremmo fare? Scaricare questo tipo di contenuti non è così semplicecome effettuare il download di un normale video. Infatti, è difficile trovare servizi online che supportino le loro caratteristiche e la loro qualità: per questo motivo è più semplice affidarsi a software per computer. Per scaricare da YouTube video 360° e/o con risoluzione 4K, è bene affidarsi al programma 4k Video Downloader, gratuito, semplice da usare, e sicuro. Mentre, per scaricare quelli di Facebook suggeriamo di utilizzare un sito web, Hazen, scovato grazie a un’estensione di Google Chrome, Azimuth, utile per il download di fotografie 360°. Infine, per godersi i video sul proprio PC, consigliamo il software VR Player di GoPro, il celebre marchio di videocamere indossabili. Vediamo, passo dopo passo, come fare.

 

4K Video Downloader

Cerchiamo «4k Video Downloader» su Google: il primo risultato fa al caso nostro.

Il software è disponibile sia per Mac che per Windows: scarichiamo il programma in tutta sicurezza.

Installato il software, basterà lanciare il programma per ritrovarsi in questa schermata. Dopodiché sarà necessario cliccare sull’icona in alto a sinistra per incollare il link del video precedentemente copiato su YouTube. Il download partirà automaticamente. Cliccando sull’icona «Modo smart» si aprirà una schermata per scegliere il formato e la qualità del video da scaricare.

 

Ottenere il link di un video Facebook

Ottenere il link di un video Facebook non è immediato. Per prima cosa clicchiamo su «incorpora».

Ora clicchiamo su «impostazioni avanzate».

Si aprirà una nuova scheda di Facebook, dalla quale finalmente possiamo copiare il link del video. Ora siamo pronti per scaricarlo.

Grazie a questo sito web sarà semplicissimo scaricare i video 360° di Facebook. Basterà incollare il link del video, copiato in precedenza, e premere il tasto «Go!»: il download comincerà immediatamente.

 

GoPro VR Player

Ora non ci resta che guardare i video scaricati sul nostro PC. Cerchiamo il software targato Go Pro su Google.

Scarichiamo la versione più recente (è ancora una beta), è gratis. Dopo il download, l’installazione sarà molto veloce e semplice.

Scegliamo il video e godiamoci lo spettacolo.

Fonte: La Stampa

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L’IA di Google sa già leggere il labiale

La divisione dedicata all’Intelligenza Artificiale di Google e i ricercatori dell’Università di Oxford, ha elaborato un sistema capace di leggere il labiale senza dover ricorrere al “metodo Aldo” (di Aldo, Giovanni e Giacomo), cioè di uno che ti indica le labbra scandendo le parole con estrema lentezza, per giunta urlando (“S-i-a-m-o q-u-a-s-i a-r-r-i-v-a-a-a-t-i!”).

Usando migliaia di ore di filmati della BBC, gli scienziati hanno allenato una rete neurale capace di offrire un risultato con una percentuale di precisione del 46,8%. Non sarà il 100%, ma basti pensare che un lettore professionista, sulla base degli stessi filmati, è stato capace di capire le parole esatte solo il 12,4% delle volte.

Una serie di ricercatori di Oxford, all’inizio del mese, hanno pubblicato una lavoro simile. Con tecniche del tutto assimilabili, hanno creato un sistema chiamato LipNet, capace di raggiungere una percentuale del 93.4% nei test. I due esperimenti però partono da basi diverse: LipNet ha lavorato grazie a frasi pronunciate da volontari.

Il software di DeepMind, invece, conosciuto come “Watch, Listen, Attend and Spell” ha usato filmati naturali, ripresi da trasmissioni televisive.

Il materiale – più di 5000 ore di trasmissione tra Newsnight, Question Time, e World Today – includeva una varietà di linguaggio molto più ricca rispetto a quello di Oxford.

Le applicazioni di questo genere di sistemi possono essere molteplici, dall’aiuto nella comprensione delle conversazioni per persone con problemi di udito, alla sorveglianza, fino al controllo di assistenti vocali, se abbinati a una fotocamera.

Fonte: Wired

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Canada: gli store Google nei centri Best Buy

Google non è più soltanto un motore di ricerca. E non è più nemmeno solo un’azienda che fornisce piattaforme online, software e servizi cloud. Il gruppo di Mountain View può essere definito oggi come un vero e proprio produttore hardware. Lo dimostrano le iniziative messe in campo negli ultimi anni, in particolare la realizzazione e il lancio di prodotti come i nuovi smartphone della linea Pixel.

Non solo: basti pensare ai dongle della gamma Chromecast o ai box con Android TV, ai tablet e ai dispositivi per la realtà virtuale. Come far conoscere tutto questo concentrato di nuove tecnologie agli utenti finali? Sul Web, certo, attraverso campagne di marketing mirate ed efficaci, ma ancora meglio se in prima persona, consentendo ad utenti e potenziali acquirenti di toccare con mano i device. Ecco spiegata la decisione di aprire alcuni piccoli spazi espositivi all’interno dei negozi della catena Best Buy, in Canada. Queste le parole di Janell Fischer, direttrice della divisione Retail Marketing di Google.

“Amiamo quando le persone entrano, ci scoprono, giocano e si divertono con ciò che è diventata la tecnologia. Per questo stiamo sperimentando molti diversi metodi ed esperienze coinvolgenti, alcuni dei quali si concretizzano con dimostrazioni dirette dei prodotti e delle loro funzionalità, altri sono invece più esplorativi e dinamici.”

 

Allestito anche un enorme schermo chiamato Portal attraverso il quale fornire un’esperienza immersiva di piattaforme come Google Earth. Al momento il gruppo di Mountain View sembra non aver intenzione di replicare l’iniziativa in altri territori, ma considerando l’impegno sempre maggiore investito nella realizzazione e nella commercializzazione diretta dei prodotti non è escluso che store di questo tipo (temporanei oppure fissi) possano spuntare nei grandi centri commerciali o nei punti vendita delle catene di elettronica in ogni parte del mondo.

Fonte: Webnews

Un nuovo sito di Google per giocare con l’intelligenza artificiale

Google sta spingendo le reti neurali al limite e sembra che si tratti di qualcosa di molto divertente.
Le reti neurali sono, tra l’altro, la tecnologia che guida alcuni dei giochi più belli della Rete. Google, che si avvale di reti neurali per ogni aspetto della propria offerta ha lanciato un sito attraverso il quale mostra alcuni degli esperimenti che hanno a che fare con la tecnologia emergente di A.I., si tratta quindi di strumenti di intelligenza artificiale alla portata di chiunque.
Il sito si chiama A.I. Experiments, ed è l’archivio di alcuni progetti realizzati dal team di ingegneri di Google che stanno cercando di valicare le nuove frontiere del machine learning.

 

 

Tra quelle di maggior successo finora, la prima tra tutte è Quick, Draw!, un gioco ipnotico che si basa sostanzialmente sul concetto di Pictionary. Lo scopo è quello di far fare all’utente un disegno mettendo alla prova l’AI. Il più delle volte il risultato è sorprendente perché è difficile che il sistema sbagli ad indovinare, sempre che non siate proprio negati a disegnare!
È ovvio che i computer non siano in grado di distinguere i disegni allo stesso modo con il quale noi umani percepiamo le immagini, ma attraverso Visualizing High-Dimension Space, viene fornita una spiegazione informativa del modo attraverso il quale il machine learning dell’AI riesca a comprendere delle parti di dati, non necessariamente legate ad un concetto, ma le collega ad una serie di informazioni multidimensionali racchiuse in un cloud.

 

 

Per spiegare il funzionamento in modo ancora più semplice: il computer non è in grado di capire che il numero 6 sia il 6, ma riesce ad imparare l’aspetto del 6, così come quello degli altri numeri, distinguendoli tra loro in base alla loro forma.
Con What Neural Networks See, la questione è posta in modo ancora più esplicito: la comprensione da parte di un computer di un determinato oggetto è completamente differente rispetto a quello che pensiamo. Partendo da questo presupposto concettuale sarà ancora più interessante esplorare il resto dei contenuti presenti in A.I. Experiments di Google, come avviene per Giorgio Cam, un bot di riconoscimento visuale che ha preso il nome dal nostro Giorgio Moroder, attraverso il quale vengono creati dei rap sulla base di quello che il bot crede di vedere.
Thing Translator, invece, è una app che saprà riconoscere un oggetto e fornire a traduzione in una serie di lingue differenti tra loro.
Non sono esperimenti perfetti, se lo fossero non sarebbero più esperimenti, ma sarebbero già stati promossi a prodotti Google. Ma mentre sono all’opera, intrattengono, mostrandoci quanti passi avanti stia compiendo l’intelligenza artificiale.

Fonte: Digitalic

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7 ragioni per cui le recensioni dei clienti sono importanti per il tuo sito web

Questo blog è stato originariamente scritto da Colm Hanratty sul blog di Trekksoft

Grazie a siti come TripAdvisor e Yelp ed alla crescita del utilizzo di smartphone in tutta la popolazione del pianeta, viviamo in un mondo in cui il pubblico generale diventa revisore, videomaker, fotografo o editore.

Queste stesse persone potrebbero recensire la tua attività proprio in questo momento, che tu voglia o no. Per questo è preferibile monitorare e gestire questo flusso di contenuti che è di importanza fondamentale per il tuo business. Per questi sette motivi:

1. Le persone si fidano più dei coetanei, che dei critici professionisti

Sono finiti i giorni in cui le persone erano abituate a rivolgersi a Lonely Planet per un consiglio, o alla sezione “lifestyle” di un giornale per una recensione del ristorante. Al giorno d’oggi le persone si rivolgono a recensioni online, quando ricercano un prodotto. Questo perché le persone che creano le revisione sono le stesse che le pensano. Questi giudizi appaiono più reali ed empatici rispetto a quelli provenienti da un critico professionista.

2. Le recensioni online sono un beneficio per il SEO

Se il tuo sito dispone di recensioni online, sarà un bene per la tua strategia SEO (Search Engine Optimization). Gli spider dei motori di ricerca preferiscono i contenuti aggiornati regolarmente. Se il tuo sito ha delle recensioni e quello del tuo concorrente no, i motori di ricerca preferiranno il tuo, in quanto più dinamico.

Inoltre, sempre più persone cercano le recensioni di un prodotto prima di acquistarlo. Avendo recensioni sul tuo sito web, hai una migliore possibilità di ranking in termini di ricerca.

3. Generano feedback

Che si tratti di risposte positive o negative, a tutti piace capire ciò che i loro clienti pensano del loro servizio. Se date la possibilità di far recensire il vostro prodotto online, incoraggerete i clienti a dirvi cosa ne pensano. Con questo feedback è possibile migliorare il prodotto, creare sostenitori e molto altro.

4. Si aprono nuovi canali di comunicazione

Quando un cliente lascia un commento, oltre ad offrire un feedback, ti da l’opportunità di rispondere, aprendo così una nuova linea di comunicazione. Rispondere alle revisioni dei clienti ti permette di ringraziarli oppure di chiedere loro qualsiasi altra cosa su cui desideri avere una risposta.

5. Puoi sfruttare gli “User Generated Content” (UGC)

Trovare qualcosa da condividere sul tuo website o nei social media può essere difficile. Le recensioni online possono creare storie da raccontare attraverso le tue varie piattaforme. Ogni volta che qualcuno dice qualcosa, racconta una storia interessante. Le recensioni con una foto recente del tuo tour ti danno l’opportunità di condividerlaa istantaneamente attraverso i tuoi canali di comunicazione.

6. Le recensioni negative sono anche buone

Si potrebbe inizialmente pensare che le recensioni negative sono un male per la tua azienda, ma non lo sono. Le recensioni negative fanno sembrare quelle buone ancora più autentiche. Certamente se non ce ne sono troppe…

7. Aiutano i consumatori con la scelta del prodotto

Quando un consumatore visita il tuo website, troverà esposti numerosi prodotti. Questo significa che dovrà fare una scelta. Le recensioni aiuteranno loro a fare questa scelta, aumentando così anche il tuo tasso di conversione.