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Fotografia e paesaggi: i segreti per lo scatto perfetto

I paesaggi e la natura sono sicuramente alcuni tra i soggetti preferiti di tutti gli appassionati di fotografia. Fermare un colore, una sfumatura, una luce particolare, è un’emozione unica e indescrivibile, ma farlo è tutt’altro che facile. Non a caso, si dice che l’attimo dello scatto rappresenti l’ultima fase di un processo che richiede dedizione e tempo. Ecco pertanto 5 consigli che potrete seguire per scattare la foto perfetta ai paesaggi:

1) L’attesa

La foto di paesaggio ha un must: l’attesa. Il più delle volte, infatti, vi troverete ad attendere le condizioni ottimali per il vostro scatto. È fondamentale pertanto essere sul posto ben prima che l’evento che volete fotografare abbia inizio. Se, per esempio, il vostro obiettivo è l’alba, dovrete essere sul posto quando è ancora buio. Nel mentre, focalizzatevi sulle vostre sensazioni ed emozioni. La fotografia è soprattutto questo, prima ancora che una mera questione tecnica.

2) Luci e ombre

La luce rappresenta una delle discriminanti più importanti nell’ambito della fotografia paesaggistica. Per il bravo fotografo, ogni singolo momento della giornata può essere adatto a scattare ma bisogna sapere bene come agire. In autunno e inverno le giornate sono più brevi ma la luce, grazie al fatto che il sole è più basso, rimane buona per quasi tutto il tempo. Viceversa, in primavera e in estate le giornate sono lunghe, è vero, ma per la gran parte del tempo il sole è alto, le ombre dure, le tonalità tendenti al bluastro. In queste stagioni, a maggior ragione, dovrete sfruttare le prime e le ultime ore del giorno.

3) I tempi di scatto

Nella fotografia di paesaggio i tempi di scatto sono solitamente dilatati: in questa maniera infatti le parti in movimento, venendo mosse, aggiungono fascino e bellezza alla nostra foto. È una tecnica che però, come tutte le tecniche, va utilizzata solo quando è necessario. Pensiamo ad esempio a un animale che, all’improvviso, entra in scena: in questo caso, per cogliere l’attimo, avremo tempi di scatto rapidi che ci consentiranno di catturare un’immagine tanto unica.

4) Accessori? con parsimonia

Nell’epoca della fotografia digitale, acquista ancora più valore la capacità di saper utilizzare i giusti accessori. Ve ne sono di utili, sicuramente, ma anche di dannosi e il bravo fotografo è proprio colui che sa “leggere” questa differenza. Tra gli accessori indispensabili, rientrano ovviamente i filtri: filtri graduati, ND (ND8 e ND1000 su tutti) e filtro polarizzatore, utilissimo per eliminare i riflessi indesiderati dalla scena, non potranno mai mancare nella borsa del bravo paesaggista.

5) Osserva, osserva bene

Spesso, una buona inquadratura passa attraverso la definizione di uno spazio di osservazione. Che si tratti di uno spazio tra due alberi, di una finestra o magari di un foro nel muro, è importante imparare a guardare e a “pilotare” il nostro sguardo, guidandolo dentro la nostra immagine. Questo ci aiuterà a dare un senso alle dimensioni, facendo sembrare il paesaggio più ampio di quello che è in realtà.

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Come siamo visti noi italiani all’estero?

Romantici, cordiali, un pò fannulloni ed eternamente mammoni. Gli stereotipi sugli italiani in giro per il mondo si sprecano, si sa, eppure ve ne sono alcuni in particolare duri a morire. Nell’immaginario collettivo, l’italiano si gode la sua “dolce vita”, quella fatta di una famiglia sempre presente e un pò invadente, di una cucina sana e abbondante e di un ritmo lavorativo tutt’altro che frenetico. Se poi ci mettiamo pure che siamo tendenzialmente portati ad evadere le tasse e che siamo fondamentalmente incapaci di parlare senza muovere le mani, ecco che il quadro è bello che completo.

Ma ecco nel dettaglio i 10 luoghi comuni più diffusi su noi italiani fuori dai confini nazionali:

  1. La mamma è sempre la mamma. Non importa quanti anni abbiamo, la mater per l’italiano doc è sacra e guai a chi ce la tocca.
  2. L’italiano vivrà in casa con i suoi genitori il più a lungo possibile. L’età media in cui lasciamo il nido materno è, non a caso, di 31 anni, contro i 21 della Svezia. Perchè? Guardare il punto 1.
  3. Il lavoro è un qualcosa che non ci riguarda. Secondo la maggior parte degli stranieri, l’italiano passa le sue giornate in giro per bar, con amici, a sorseggiare un buon caffè. In classico stile “dolce vita”, insomma. Ma i soldi pè campà, chi ce li dà? La borsetta di mammà, naturalmente…
  4. L’italiano non parla, urla. E inoltre, affinchè il concetto sia più chiaro, si aiuta con ampi gesti delle mani e delle braccia.
  5. Il cibo, per l’italiano doc, è un pensiero fisso e costante. L’italiano mangia, mangia sempre, e in occasioni quali festività o ricorrenze speciali può mangiare ininterrottamente per diverse ore.
  6. I maschi italiani? Tutti latin lover e sciupa femmine. Con il suo fare simpatico e spavaldo, il maschio italico ha come unico scopo quello di conquistare le donzelle. Meglio se turiste e straniere.
  7. Non saprai altra lingua al di fuori della mia. L’italiano è convinto che per districarsi in questa società, sempre più multietnica, sia comunque sufficiente conoscere la sola lingua italiana.
  8. Capitolo caffè. Quando si parla di caffè, il perfetto italiano si fa serio e molto, molto esigente. E non perdona.
  9. Gli italiani guidano come pazzi e, soprattutto, non rispettano il codice stradale. Strisce pedonali in primis.
  10. Fra i tanti pregiudizi duri a morire, il più doloroso è sicuramente l’accostamento “italiani=mafia”. Pizza, mafia e mandolino, così ci dipingono in molti paesi stranieri. Ci teniamo pizza e mandolino, questi si, molto volentieri.
foto cani-padrone, un rapporto indissolubile

Cani e padroni, un rapporto indissolubile

Convivere con un animale domestico è un’esperienza unica, che ci cambia profondamente. La relazione che il cane instaura con il proprio padrone è uno degli aspetti più importanti della sua vita, motivo per cui questa dev’essere impostata in modo consapevole e responsabile fin dal primo momento. Una relazione fatta di coccole, attenzioni, amore e, soprattutto, di fiducia reciproca. Ecco, la fiducia. Questo è, senza ombra di dubbio, l’ingrediente più importante della relazione cane-padrone. Non è facile ottenerla, è un qualcosa su cui bisogna lavorare, con pazienza certosina, giorno dopo giorno. Ma una volta ottenuta, sarà eterna e indistruttibile. Sempre più spesso, infatti, sentiamo storie di cani che per mesi e mesi giacciono sulla tomba del proprio padrone e, allo stesso modo, anche noi proviamo un profondissimo dolore quando ci tocca dire addio al nostro fedele amico a quattro zampe.

Sono davvero tanti i benefici che derivano dalla convivenza tra cane e uomo. Innanzitutto, i cani sono dotati di grandissima sensibilità, cosa che li rende capaci di riconoscere e comprendere a fondo gli stati d’animo umani. Inoltre, il fatto di doversi occupare della salute del proprio cane, di dover provvedere quotidianamente alle sue esigenze, porterà di conseguenza anche gli stessi padroni ad avere una vita più attiva e dinamica e, in generale, a tenersi più in forma. Tutto questo senza scordare i vantaggi prodotti sul piano emotivo, psicologico e sociale: chi possiede un animale è spesso più felice, impara a relazionarsi con gli altri e ad avere un atteggiamento più aperto e disponibile verso il prossimo. Infine, aspetto davvero importante, avere un cane insegna ad essere più responsabili, attraverso la comprensione, la pazienza e il rispetto dei sentimenti altrui.

Può un colore influenzare il modo di vivere?

Pantone ha annunciato come colore dell’ anno il Living Coral, una tonalità corallo briosa con un accenno dorato, che infonde energia e ravviva tutto con delicatezza. Un colore che spopola in rete già da tempo, ma in fondo gli addetti ai lavori di casa PANTONE lo sapevano da mesi.

Il loro lavoro è proprio quello di scovare le nuove influenze in fatto di colore, perlustrando ogni angolo della terra, analizzando i materiali, le texture di vari oggetti, come quelli high tech.

Cogliere gli influssi che possono provenire dagli ambiti più svariati, quali il mondo dello spettacolo e della produzione cinematografica, le collezioni d’arte itineranti e i nuovi artisti, la moda, tutte le sfere del design, le mete turistiche più gettonate, così come i nuovi stili di vita, di gioco e le condizioni socio-economiche.

Un colore che cattura lo sguardo, vivace ma allo stesso tempo delicato.

Sembra quasi di guardare le sfumature di un eterno tramonto in riva al mare. Negli ultimi tempi siamo stati completamente travolti da colori saturi, quasi accecanti, tonalità così forti che rendono le cose finte.

Pensate ad Instagram, per esempio, quante volte, scorrendo nella home, ci siamo chiesti: ma questo paesaggio è vero?

È tutto così artificioso, è una costante corsa alla ricerca della perfezione quasi irreale, che non esiste in natura. La mission, se così vogliamo definirla, di Living Coral è proprio quella di farci staccare la spina, riposare un po’ gli occhi e la mente e riportarci alla realtà, per riavere un contatto vero, umano, con noi stessi e la natura.

Laurie Pressman, vice presidente di Pantone, ha recentemente dichiarato in un’intervista che è stata scelta questa tonalità proprio perché c’è una forte esigenza, da parte delle persone, di leggerezza.

Pensiamo a quello che sentiamo e vediamo ogni giorno, pensiamo al clima di incertezza in cui viviamo, all’odio, la paura o peggio ancora, all’indifferenza di fronte ad alcuni problemi della nostra società.

Sempre più connessi con il mondo ma sempre più chiusi, spaventati e diffidenti. Living Coral è una ventata di aria fresca che proviene dal fondo cristallino degli oceani. Dalle sfumature calde e vibranti della barriera corallina, quella che stiamo distruggendo.

Abbiamo bisogno di sano ottimismo, abbiamo bisogno di vivere e non limitarci a sopravvivere. È un gesto eroico verso noi stessi e verso un mondo in continuo cambiamento. Un colore che si impone in un momento delicato per l’ambiente, che ci regala quella sensazione di spensieratezza che solo i pomeriggi estivi e spettinati in riva al mare possono dare.

Il fascino del retrò

Per niente invadente come i colori fluo, più frizzante dei colori pastello.

Il fascino retrò di living coral ricorda quei gingilli vintage di epoche lontane, delicati ma al tempo stesso ricchi di pathos.

Una nuance che sta bene su tutto, regala quel tocco di classe in un soggiorno spoglio, dona brillantezza ad un viso spento in una giornata grigia d’inverno, strappa un sorriso con una grafica accattivante sui social, da anima ad uno smartphone freddo.

Lo abbiamo visto sfilare, eclettico e mai banale, sulle ultime passerelle di Marc Jacobs, Chanel, Versace. Lo abbiamo ammirato, come novità assoluta, durante il lancio dell’ultimo iPhone, ed è risultato, infatti essere il colore più richiesto. Può essere sfoggiato da solo, magari con un look monocromatico, o abbinato con tante tinte diverse, come un raggio di luce che anima i colori più sobri e sofisticati.

Potranno mai i colori salvare il mondo? I colori fanno parte di noi, ci influenzano, sono l’espressione delle tendenze del momento e possono essere portavoce di uno modo di essere, di un modo di vivere la vita. L’anno scorso siamo stati rapiti dall’originalità dell’Ultra Violet, un colore che aveva il compito di stupire, provocare, un ricordo al genio creativo di Prince.

Quest’anno ci lasceremo invadere dall’innato ottimismo, dalla voglia di prendersi meno sul serio di Living Coral, sperando di tornare ad essere più umani e meno arrabbiati con il mondo.

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Proximity Marketing, cos’è e come usare questa tecnologia!

Il principio che sta alla base alle attività di Proximity Marketing è molto semplice.

L’impresa che voglia investire nel marketing digitale si trova spesso a concentrare tutti i suoi sforzi nella brand awareness e nella fase di acquisizione del cliente. Ottimizzerà il proprio sito in termini SEO, creerà un blog per aumentare la propria credibilità presso il target di riferimento, userà i Social Media come canale di comunicazione attiva e bidirezionale con i propri clienti. Insomma, concentrerà molti dei propri sforzi nella parte alta del funnel di conversione.

Che succede invece nella parte bassa del funnel, che pure dovrebbe essere una zona di massima attenzione per il marketing di ogni impresa? Se parliamo di un’azienda che completa il proprio funnel di conversione online – come un e-commerce, ad esempio – non avremo dubbi: la finalizzazione del processo sarà tutta interna al sito web, con obiettivi chiari e misurabili, e la possibilità di ottimizzare i flussi nel migliore dei modi.

La maggior parte delle imprese, tuttavia, non opera così: alla fase di brand awareness e a quella di acquisizione del cliente seguiranno necessariamente momenti di contatto che esulano dal mondo digitale.

Si pensi ad un punto di vendita, a un hotel o a una località turistica, per citare solo alcune delle possibilità.

La rivoluzione mobile nel punto di vendita

La rivoluzione mobile che stiamo vivendo in questi anni non è stata ancora del tutto compresa dalle aziende, che si limitano troppo spesso a inseguire il fenomeno senza comprenderne a fondo la portata.

Avremo così imprese che rendono responsive il proprio sito, altre che sviluppano App che poi non sono capaci di aggiornare o gestire, e che quindi subiscono una velocissima obsolescenza da mancanza o inadeguatezza di contenuti. Anche nella migliore delle ipotesi, tuttavia, la domanda permane: come faccio a far sì che la mia attività di content marketing – quella che presumibilmente ha portato il cliente al negozio – continui anche dentro al negozio, o al punto di contatto con il cliente, sfruttando la prossimità del cliente con i miei prodotti come un vantaggio per offrire sia contenuti pertinenti, sia offerte commerciali in upselling che possano far aumentare il mio scontrino medio?

La risposta migliore che conosco a questa domanda è: con il Proximity Marketing!

I 3 ingredienti base del Proximity Marketing

Il marketing di prossimità si basa su due principi fondamentali: occorre offrire al cliente contenuti pertinenti con la sua intenzione di acquisto, e occorre farlo nel momento in cui egli è in prossimità del prodotto che intende acquistare.

Per ottenere questo risultato, sono necessari evidentemente tre ingredienti.

Il primo di questi ingredienti è facile da procurare. Si parla, ovviamente, dei contenuti: perché la tecnologia è bella e utile, ma se non la si riempie di contenuti pertinenti e utili al target rimane sterile.

Il secondo ingrediente è un mezzo in grado di veicolare i contenuti al target di riferimento. Una mobile App, insomma, che si possa riempire dinamicamente dei contenuti che si intendono associare a un determinato prodotto o servizio.

Il terzo ingrediente è forse il meno intuitivo. Parliamo di uno strumento di intermediazione, in grado di comunicare alla tua mobile App che sei in una posizione associata a un contenuto specifico. Questo strumento è il beacon.

Beacon: che cosa sono

Quando parliamo di Proximity Marketing, ci riferiamo alla nostra capacità tecnologica di costruire delle applicazioni mobile che siano in grado di reagire dinamicamente a degli stimoli ambientali dettati dalla posizione in cui si trova lo smartphone del cliente.

È qui che entra in gioco il beacon: la tecnologia ad oggi più utilizzata per fornire questo tipo di stimoli.

Un beacon, infatti, non è altro che un piccolo congegno (mediamente grande quanto una scatola di fiammiferi) che consente l’emissione di segnali continui mediante il protocollo bluetooth.

I beacon – fari, in inglese – sono appunto dei piccoli dispositivi alimentati a batteria che emettono un segnale costante in un raggio che varia dai pochi centimetri a qualche decina di metri. Questo segnale può essere raccolto da una app abilitata e utilizzato come interprete per segnalare alla app stessa che si trova in prossimità di una determinata posizione, nella quale il software deve reagire in modo preordinato

Qual è il vantaggio? È, evidentemente, nella possibilità di connettere il cliente allo store, al punto di vendita, favorendo una interazione dinamica con lo smartphone dell’utente quando questi si trovi nel raggio d’azione del beacon.

Il cliente che approccia, per esempio, il settore lavastoviglie dello store vedrà apparire automaticamente sulla App del negozio, preventivamente installata sullo smartphone, non solo caratteristiche e prezzi, ma anche risposte alle sue domande più tipiche relative alla tipologia di prodotto – ad esempio, consigli sulla scelta della classe energetica o su quale tipologia di detersivo sia più adeguata ad ogni modello.

Per questo, evidentemente, va costruita una strategia di marketing ad hoc che parta dall’analisi del tipo di attività commerciale e dal profilo tipico dell’utenza per creare risposte significative ai bisogni normalmente espressi dai clienti nel corso della loro visita nello store.

In questo modo, sarà possibile finalmente non solo concludere una vendita, ma anche creare una relazione stabile e significativa tra store e singolo cliente.

Marketing di prossimità: bidirezionalità e upselling

Tuttavia, si può andare ancora oltre.

Sì, perché la reale efficacia del marketing di prossimità non è solo nella capacità di inviare al cliente informazioni utili e pertinenti con i suoi interessi proprio mentre questi si stanno manifestando. È, soprattutto, in altre due sue caratteristiche: la bidirezionalità e la capacità di creare valore aggiunto sfruttando il meccanismo dell’upselling.

Attraverso questi meccanismi, sarà possibile portare l’ibridazione dei canali al massimo grado, controllando finalmente ogni fase del customer journey e rendendo l’esperienza utente nel negozio fisico molto simile a quella della shopping experience in un e-store.

Un servizio clienti in linea (magari in remoto, e unico per una catena di negozi in franchising), l’esposizione sulla App di prodotti correlati con quello che si sta osservando e la possibilità di creare offerte istantanee contestualizzate, coupon e buoni sconto digitali da utilizzare in cassa al momento del check-out: sono solo alcuni esempi a caso su come si possa utilizzare una App di prossimità per creare un coinvolgimento del cliente nel punto vendita, costringendolo a una immersione totale e priva di elementi di distrazione e derive verso i siti e le applicazioni dei competitor.

Trattiamo ora un esempio reale per rendere meglio l’idea del potenziale di questa tecnologia:

Si pensi di soggiornare in un hotel che al proprio arrivo fornisce un beacon: una chiave personalizzata e correlata con il numero della tua camera. Fino a quando si avrà il beacon con se, le porte dell’hotel saranno tutte aperte: tramite l’App dedicata ai clienti si potrà infatti avere un canale di comunicazione privilegiato con tutti i servizi dell’albergo. Si potrà comunicare con il concierge in tempo realeprenotare la SPA e la cena al ristorante dell’hotel, essere informato di tutto quanto succede nel luogo di villeggiatura: eventi, manifestazioni, cose interessanti da vedere.

Ma non solo: perché l’hotel potrà a sua volta proporrà servizi aggiuntivi, coupon particolari (“Prenota subito la cena in camera con il 10% di sconto!”), prodotti e servizi di terze parti in convenzione (“Per tutte le clienti dell’hotel, oggi il parrucchiere Figaro applica una tariffa speciale per la messa in piega”). Il tutto, con possibilità di prenotare il servizio direttamente dalla App.

Poi, quando si partirà, consegnando il beacon al check-out, la app non darà più informazioni correlate con la  permanenza, ma offerte e promozioni per favorirne il ritorno.

Il wifi applicato nel Proximity Marketing

Il wi-fi marketing è uno strumento di mobile engagement in grado di sfruttare la prossimità per favorire il contatto tra il mondo fisico e quello digitale. È possibile quindi offrire una nuova modalità di esperienza per gli utenti nel punto vendita. È fondamentale utilizzare il proximity marketing all’interno di una strategia di distribuzione di contenuti digitali.

Si fa collegare l’utente al wi-fi in modo totalmente gratuito chiedendo in cambio soltanto qualche dato. Tali dati saranno fondamentali per promuovere la propria attività distribuendo contenuti digitali e trasformando una semplice visita in negozio in una magnifica esperienza di contatto attraverso il mobile.

Offrire connessioni gratuite ai clienti di un grande parco divertimenti, in alcune aree o durante le code delle attrazioni, è un buon modo per entrare in relazione con loro. Il Wi-Fi è apprezzato anche in parchi giochi per bambini, sale per feste di compleanno, laser game o parchi avventura, se raggiunti da connessioni veloci. Nessun genitore in attesa del proprio figlio resisterà a connettere il proprio smartphone. Anche se la normativa ora consente di evitare l’identificazione dei clienti, in Italia è sempre bene chiedere al cliente di sottoporsi a qualche forma di identificazione, per questioni di responsabilità nell’uso della rete fatto dai nostri ospiti. In questo modo il cliente accederà ad una landing page, con la quale è possibile presentare offerte, contenuti multimediali ed informazioni. In genere i sistemi chiedono di confermare il “Mi Piace” su Facebook per accedere alla navigazione libera: un ottimo modo per far sapere agli amici del cliente che lui si trova nel nostro locale.

Tramite il Wi-Fi  l’azienda può inviare informazioni che si potranno visualizzare in tempo reale, cioè nel momento stesso in cui si sta visitando il negozio. Ma non solo: tramite un’apposita applicazione l’azienda può attivare strategie di comunicazione digitale mirate ad attirare l’attenzione dei clienti!

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Marketing: il potenziale delle Notifiche Push

Le notifiche push rappresentano una risorsa imprescindibile per chi si occupa di contenuti e, in generale, per chi ha deciso di ottenere buoni risultati dalla propria attività di web marketing.

Oggi è importante mantenere il pubblico coeso e compatto intorno alla propria attività. Occorre lavorare per formare una community e fare in modo che le persone tornino sempre sulle pagine aziendali, anche quando abbandonano il sito.

Cosa sono e a cosa servono le notifiche push?

Con questo termine si intendono le tecnologie che consentono di inviare sui vari dispositivi degli avvisi differenti, con o senza elemento sonoro per attirare l’attenzione. Quindi, in linea di massima, si tratta di un sistema per avvisare il pubblico che c’è qualcosa di nuovo da approfondire:  articolo, offerta, prodotto o notizia.

Il concetto potrebbe trarre in inganno perché richiama la pubblicità vecchio stile, quella che spinge le interruzioni (banner, slogan, cartelloni, volantini…) verso persone disinteressate. Questo tipo di advertising ottiene dei risultati non sempre degni di nota. Ma le notifiche push sono altro.

Il concetto si può trovare nel libro di Seth Godin, Permission Marketing. Qui è presente la soluzione al concetto di notifica push: non occorre più imporre la propria presenza ma chiedere il permesso di comunicare. Se l’interruzione è interessante per l’utente, quindi attivata volontariamente, rispettosa dei suoi ritmi, gestibile in qualsiasi momento, smette di essere un fastidio e diventa una risorsa.

“La tecnologia push è una forma di comunicazione attraverso internet in cui la richiesta di invio ha origine nel server, in opposizione alla tecnologia pull, in cui la richiesta ha origine dal cliente”.

Partendo da questa premessa, le notifiche push sono messaggi istantanei che si ricevono sullo smartphone. I messaggi di WhatsApp, per esempio, sono messaggi push; lo sono anche le notifiche che che si ricevono dal browser o gli avvisi di una nuova mail.

È importante avere chiaro che nonostante siano le notifiche più frequenti nei dispositivi mobile, si utilizzano anche su Internet da pc e attraverso un sistema di iscrizione si abilitano i brand all’invio delle notifiche push.

Perché approfittare delle notifiche push?

Perché si dice che le notifiche push siano migliori? Cosa sono le notifiche push e in cosa si differenziano dai messaggi di testo? È importante chiarire la differenza che esiste tra questi due tipi di azione.

Spesso vengono considerate tecniche di marketing similari ma si tratta di un errore. Da qui lo scetticismo dei responsabili marketing e dell’utente alla ricezione di questo tipo di notifiche. Ovviamente le notifiche push sono messaggi non intrusivi dato che è l’utente a decidere se le vuole ricevere e come.

Il costo delle notifiche

Il costo è una delle maggiori differenze. Molti utenti non hanno tariffe di messaggi di testo illimitati e i costi vengono addebitati per ogni messaggio ricevuto. Ciò può far arrabbiare gli utenti e creare un’immagine negativa del brand. Le notifiche push, invece, sono illimitate e gratuite.

E ancora facendo un piccolo paragone tra Notifiche push e Email Marketing si evidenzia che le aziende che utilizzano le notifiche push per le proprie App, ottengono percentuali di click dieci volte superiori ai risultati registrati dalle mail marketing.

Quali sono i vantaggi dell’implementazione delle notifiche Push nella strategia di marketing?

Molto sinteticamente, i maggiori benefici di questo nuovo canale potrebbero essere riassunti nel modo seguente:

  • Si tratta di un nuovo modo per comunicare con i propri contatti
  • Allo stesso modo, però, è possibile raggiungere anche contatti anonimi
  • Il tipo di interesse ed il livello di coinvolgimento determinato dalle notifiche Push può costituire un ulteriore criterio di segmentazione
  • È possibile incrementare le vendite grazie all’invio di offerte personalizzate con un canale diverso dai pop-up tradizionali
  • Può consentire di generare nuovi lead (contatti anonimi che vengono dirottati sulle pagine del sito e che lasciano quindi i propri dati attraverso la compilazione di un form)
  • Il tipo di risposta che gli utenti forniscono a questi messaggi contribuisce a rendere più precisa la loro profilazione progressiva

Notifiche push e e-commerce

Le comunicazioni tradizionali degli e-commerce passano dalle mail, ma un buon uso delle notifiche push potrebbe dare nuovo impulso alle comunicazioni verso i clienti, o i nuovi visitatori, soprattutto per quanto riguarda le comunicazioni di marketing e remarketing.

Potremo ad esempio “rincorrere” chi ha abbandonato un carrello, inviandogli una notifica per spingerlo a concludere un acquisto, oppure potremo inviare promozioni generiche, o anche in base ad acquisti fatti, o pagine prodotto visitate. Solo la fantasia e il buon senso può limitare le applicazioni di questo utile strumento.

La forza delle notifiche push sta, come detto, nella visibilità che ha il popup, bisogna però tenere conto di tutte le buone norme alla base della comunicazione verso i clienti:

  •  Non bisogna essere troppo invasivi, se si infastidiscono gli utenti con troppi messaggi, si rischia di vedersi bloccati, e quindi disattivata la possibilità di inviare notifiche
  •  Bisogna attirare l’attenzione con un messaggio adeguato
  •  Bisogna inviare messaggi che possano interessare all’utente
  •  Bisogna inviarle al momento giusto: quando si pensa che l’utente sia pronto a ricevere il messaggio e pronto ad eseguire l’azione che ci aspettiamo.

Qualche esempio di Notifica push intelligente

Ricordiamo prima di tutto che: la geo-localizzazione è fondamentale per ogni tipologia di notifica push. Il consenso al monitoraggio continuo della tua posizione è la condizione preliminare. Si entra così in un’area “fence” o “geo-fencing”.Per esempio se si scarica l’App del Meteo, inserendo la tua posizione, ogni giorno e alla stessa ora, l’App ti invierà una notifica push d’aggiornamento sul meteo della giornata.

Altre notifiche più complesse? Se si usa Google Calendar e settimanalmente si ha un appuntamento fisso, l’App lo memorizza e ti avverte settimanalmente dell’evento, senza che tu abbia richiesto l’informazione.

Ancora di più: Google Maps sa che ogni mattina percorrete la stessa strada per andare al lavoro e l’orario in cui generalmente uscite di casa, la notifica push comunicherà quotidianamente il traffico e l’orario esatto di arrivo in ufficio. Insomma, le notifiche push sono ormai parte della nostra vita, del nostro normale utilizzo degli smartphone. Sfuggirne è quasi impossibile, ma crediamo che la cosa che più conta è imparare a gestirle al meglio.

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DIGITAL MARKETING E L’EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE DIGITALE

Se oggi la comunicazione è sempre meno teorica e sempre più esperienziale, le strategie durano un lasso di tempo breve ed imprevedibile, i piani di comunicazione sono estinti; perché la comunicazione digitale, parafrasando un vecchio pay off (adagio/mood), è la nuova anima del commercio?
La comunicazione digitale pervade tutti i canali, è trasversale a tutte le aree del marketing.
E fin qui niente di nuovo sotto il sole.

Il dato davvero interessante è che le vendite in negozio sono sempre più influenzate dai canali digitali. Il 36% delle imprese del settore abbigliamento/accessori valuta l’influenza dei canali digitali al 25-50% delle vendite.
La comunicazione digitale non è solo la strada per costruire labrand reputation e per portare visitatori nei punti vendita, ma è un insieme di metodi per aiutare il consumatore nella scelta dei prodotti e per stimolare direttamente o indirettamente la transazione.

Destreggiarsi nella comunicazione digitale

Le relazioni tra soggetti, messaggi  e mezzi non sono lineari, ma reticolari, questo fa si che la comunicazione oggi sia veloce (tempestiva), in continuo cambiamento, interattiva, reattiva, economica, facile da attuare in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo grazie alle tecnologie e ai device mobili con le loro applicazioni per la produttività, la condivisione sociale, la gestione di blog e feed, l’invio di e-mailing e l’analisi dei risultati delle attività di comunicazione.
Se tutto questo confonde o complica il percorso, consideriamo che pur sempre l’esperienza gioca un peso determinante.
Inoltre, l’uso degli strumenti di comunicazione digitale è ormai alla portata di tutti, come Google insegna, la vera abilità sta nel conoscerne le potenzialità e saperli pianificare insieme per l’obiettivo che ci si è posti. Ognuno dovrà tirare la volata all’altro e raggiungere il traguardo obiettivo.

La comunicazione digitale è la soluzione?

Sempre più spesso si parla di aziende che si digitalizzano e rimangono al passo dei tempi.

Ma spesso ci siamo interfacciati con imprenditori  e/o aziende non di ampie vedute e ci siamo sentiti dire “ma io ho sempre fatto senza quelle cose innovative, non ne ho bisogno”.

Cosa c’è di più sbagliato in quest’ultima affermazione? Proviamo a spiegarlo con un semplice paragone. Prendiamo per esempio la velocità di accesso a internet delle ADSL che negli ultimi 10 anni è cambiata radicalmente; se nel 2008 la velocità media delle connessioni si assestava intorno alle 5-10 Mbps, oggi abbiamo accessi con velocità medie sui 100 Mbps! Tradotto in termini pratici? Questa evoluzione da l’opportunità di accedere a una maggior quantità di dati e soprattutto a una velocità maggiore; in sostanza ha introdotto nuovi scenari e nuove possibilità in tutti i settori, dal semplice bar di paese all’azienda internazionale.

Pensate, in poco meno di 10 anni sono cambiate le nostre abitudini, il nostro modo di pensare e di comunicare. I principali social network che oggi conosciamo bene, hanno visto la loro diffusione in questi ultimi anni e siamo sempre più social e siamo sempre più connessi alla rete, quasi 24h su 24.
Questo essere sempre più social e sempre più online, sempre più su Google per cercare le risposte ai nostri problemi, ha fatto si che anche il modo di comunicare e promuoversi sia cambiato e si sia evoluto.

Grazie alla comunicazione digitale infatti, il potenziale cliente può ricercare le informazioni di cui ha bisogno e solo ciò che è di proprio interesse navigando sul web e sui social network. I Social network, infatti, offrono la possibilità di mostrare la propria comunicazione a un target definito e specifico, aiutando a sviluppare la Brand awareness e a vendere i propri servizi o prodotti.

Molto spesso però, aziende o imprenditori  scelgono a priori di investire solo sui social network e di agire autonomamente per poi richiedere un aiuto  o un intervento da specialisti del settore perché ciò che realizzavano non produceva i risultati sperati; si parla così di strategia digitale, dove tutti i supporti di comunicazione digitale devono funzionare a dovere, ognuno per uno scopo differente, ma facenti parte tutti di una strategia di digital marketing.

Ma quali siano i canali digitali più adatti per effettuare le azioni di web marketing?

Ovviamente nessuno di essi è efficace da solo, ma andrebbero combinati in modo da trasformare gli utenti del web in potenziali clienti o in persone interessate al brand ed ai suoi prodotti. Vediamo i principali :

  • Sito Web: il sito web, non serve nemmeno dirlo, è la base di tutto. Ogni altra azione ha lo scopo di portare traffico sulla pagina aziendale, che sarà chiara, con un design responsive e facilmente navigabile anche da smartphone e strutturata in modo da portare gli utenti a trovare facilmente le informazioni di cui hanno bisogno
  • Blog: altro strumento di assoluta e fondamentale importanza per fare content marketing, ovvero sfruttare le proprie competenze per creare contenuti utili, rilevanti e di qualità. In questo modo si può aumentare la propria reputazione e farsi conoscere da un maggior numero di potenziali clienti, anche se si è una piccola azienda locale
  • AdWords: la principale forma di pubblicità su internet, semplice e alla portata di tutti, sono gli annunci a pagamento su Google. Si scelgono una serie di parole chiave rilevanti e si investe un budget quotidiano, pagando solo i clic effettivamente ricevuti. Di fondamentale importanza è ottimizzare ciò che accade dopo il clic in base agli obiettivi stabiliti in precedenza
  • SEO: Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione per i motori di ricerca. Si tratta di una serie di azioni da compiere sia sulle pagine del sito che fuori, ad esempio trovando link di qualità in entrata, per migliorare il proprio posizionamento organico (cioè non a pagamento) sui motori di ricerca. Si tratta di un’attività lunga e costosa, ma che può dare grandi risultati nel medio e lungo periodo
  • Social Media: tutti parlano di Social Media Marketing, ma è veramente possibile fare business attraverso i Social Media anche se si è piccoli e con poco budget a disposizione? La risposta è sì: combinando strategicamente creazione di contenuti, condivisione sui diversi social e campagne a pagamento si possono raggiungere grandi risultati. Ovviamente, bisogna avere sempre ben chiari gli obiettivi
  • Email marketing: DEM e newsletter sono strumenti ancora molto utili per far conoscere alle persone le proprie iniziative. Gli americani dicono The money is in the list, il denaro è nelle liste. Se è stata svolta una buona attività di lead generation è possibile trasformare questo patrimonio di dati in opportunità di business anche a medio e lungo termine
  • Landing Page: le azioni di Social Media Marketing, email marketing e le campagne AdWords dovrebbero sempre essere legate ad una landing page ottimizzata per il prodotto o servizio che si sta promuovendo. Una landing page, o pagina d’atterraggio, è una semplice pagina con poche informazioni necessarie a spiegare i vantaggi dell’offerta ed una sola call to action, cioè azione da compiere. Che sia lasciare i contatti, far partire una chiamata o comprare qualcosa è importante che non ci sia dispersione e che si lavori sull’impulso, nel momento in cui l’interesse delle persone è massimo perché hanno appena cliccato un annuncio o un post che ha catturato la loro attenzione
  • eCommerce: se si hanno dei prodotti da vendere è importante creare un negozio online che sia ben strutturato ed offra un’esperienza d’acquisto divertente e semplice, per non perdere potenziali clienti. Bisogna tenere a mente che gestire un negozio online, come un negozio reale, richiede tempo, investimento e attenzione per mantenere sempre aggiornati catalogo, prezzi e prodotti. Chi entrerebbe in un negozio che non cambia le vetrine per tre mesi?
  • App Mobile/Mobile Website: più del 50% del traffico internet ormai avviene da dispositivi mobili, in particolare attraverso le app degli smartphone. E’ quindi fondamentale far sì che le proprie risorse online siano facilmente rintracciabili e fruibili da questi apparecchi. Inoltre, un’app aziendale è utilissima anche per creare fidelizzazione e per aumentare la reputazione di un brand.
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SHOPPING ON AIR

Gli acquisti ai tempi di Instagram

Di Annarita Mastroserio

 

Che Instagram sia diventato uno dei canali più influenti nei più disparati settori commerciali ormai è fuor di dubbio. Proprio per questo motivo l’app cambia volto sempre più frequentemente con aggiornamenti, tool e novità.

Già da qualche tempo abbiamo parlato della possibilità di effettuare acquisti attraverso Instagram, non a caso sempre più negozi hanno introdotto un vero e proprio ecommerce all’interno della piattaforma consentendo agli utenti di cliccare sul prodotto, visionare le varianti (colore, taglie) e procedere all’acquisto.

Facile no? In effetti lo scopo è semplificare il più possibile la procedura di acquisto del prodotto ed Instagram ci riesce alla perfezione!

A velocizzare ulteriormente la procedura c’è anche:

  • La possibilità di registrare una carta di credito collegata al profilo del cliente (che evita di essere reindirizzati ad un altro sito che richiederebbe informazioni di pagamento risparmiando tempo)
  • Impostare un PIN per garantire la sicurezza della transazione (una volta configurato l’account gli igers potranno effettuare in tutta sicurezza gli acquisti)
  • Acquistare senza uscire dall’App Instagram (i criteri di pagamento corrispondono agli stessi adottati da Facebook)
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SUCCESS – HOW TO GET IT

Di Annarita Mastroserio

 

Avere successo nella vita è il sogno di tutti ma qual è il segreto, o meglio, quali le strategie per avvicinarsi a questo obiettivo?

L’organizzazione e la concentrazione sembra essere all’apice di tutto, ma vediamo uno per uno i nostri suggerimenti:

1 – Evitare il multitasking: sebbene la stessa tecnologia ci abbia abituati a tenere sotto controllo più di un impegno, in realtà “concediamo” poca attenzione ai nostri compiti. L’ideale sarebbe creare una scaletta di priorità da seguire per tener bene a mente tutti gli impegni investendovi le giuste energie.

2 – Programmare delle pause: durante la giornata di lavoro è necessario inserire delle pause, anche di pochi minuti, che però ci consentono quasi inconsciamente di rimodulare impegni e priorità concedendoci anche il privilegio di “staccare la spina” e riprendere a lavorare più carichi di pima.

3 – Fare una scaletta degli impegni del giorno: la tecnologia in questo senso ci viene incontro con agende digitali e annesse sveglie e allarmi ma è bene avere cura di non tralasciare gli impegni più gravosi a fine giornata.

4 – Discutere di idee e progetti può essere un ottimo esercizio mirato a raggiungere scopi concreti: è importante che ci sia un continuo scambio di idee se vogliamo raggiungere obiettivi perché, oltre a creare uno stato d’animo predisposto al confronto, consente di valutare pro e contro in un clima di collaborazione.

5 – Scegliere percorsi alternativi: spesso le persone creative ed anticonformiste trovano le regole comuni troppo stringenti, ed è per questo che bisogna lasciare spazio a idee nuove, abitudine che si traduce anche con la creazione di regole differenti.

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LE PICCOLE AZIENDE MARKETING

Gestire un’azienda comporta sforzi non indifferenti e perché quindi non affidarsi ad una piccola agenzia di web marketing?

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, le piccole agenzie di marketing hanno maggiori risultati rispetto a quelle più grandi per diversi punti.

Una piccola agenzia locale dà la possibilità all’imprenditore che si affida ad essa di poter raggiungere fisicamente la sede centrale con la finalità di capire le esigenze del cliente in un incontro face to face.

Una piccola agenzia è attenta ai dettagli e non lascia mai nulla al caso, ti segue passo dopo passo offrendoti nuove possibilità  e idee per migliorare la strategia di marketing per la tua azienda.

Infine una piccola agenzia è come una grande famiglia con la quale confrontarsi e raggiungere traguardi sempre più lontani.

Da piccole realtà nascono grandi sogni!